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Dipartimento di Scienze della Salute

Divulgazione e valorizzazione delle conoscenze

Sesso, genere, scienza e sport: evidenze, complessità e implicazioni per ricerca e società.

Il dibattito sulla partecipazione delle atlete transgender nello sport femminile è complesso e spesso politicizzato, ma la letteratura scientifica è ancora limitata e non conclusiva.

Le evidenze più recenti indicano che, dopo terapia ormonale, parametri chiave come forza, capacità aerobica e performance tendono a equivalersi tra atlete trans e cisgender.

Non emergono prove solide di vantaggi atletici sistematici o “intrinseci” per le donne transgender, anche se persistono variabilità e limiti metodologici negli studi.

Il tema richiede ulteriori ricerche e va considerato includendo anche fattori non biologici (accesso allo sport, stigma, allenamento, contesto sociale).

In sintesi: il contenuto punta a ridimensionare l’idea di un vantaggio biologico automatico e a sottolineare l’incertezza scientifica e la complessità multidimensionale del problema.

Intervista al prof. Vincenzo Brancaleone, professore associato di Farmacologia e Tossicologia presso il Dipartimento di Scienze della Salute dell'Università degli studi della Basilicata e componente del Gruppo di Lavoro di Farmacologia e Tossicologia di Genere della Società Italiana di Farmacologia (SIF).


Il ruolo crescente della gender-oriented medicine.

La medicina di genere integra differenze di sesso (biologiche) e genere (sociali e culturali) nella ricerca e nella pratica clinica. Esistono differenze rilevanti tra uomini e donne in termini di incidenza e manifestazione delle malattie, risposta ai farmaci (farmacocinetica e farmacodinamica), rischio di effetti avversi (spesso maggiore nelle donne).

Storicamente, la ricerca biomedica ha avuto un bias androcentrico (prevalenza di soggetti maschi), con conseguenze su diagnosi e trattamenti.

Le maggiori criticità sono rappresentate da diversi fattori, tra cui la sottorappresentazione femminile nei trial clinici, l'assenza di farmaci/dosaggi realmente “gender-specifici” e la scarsa integrazione della variabile sesso/genere nei modelli predittivi e nell’IA.

In Italia sono stati fatti progressi normativi e scientifici (legge 3/2018, linee guida ISS), tuttavia il campo è ancora in evoluzione.

In sintesi: la pagina evidenzia come la medicina di genere sia cruciale per la personalizzazione delle cure, ma ancora non pienamente implementata nella ricerca e nella pratica clinica.

Intervista al prof. Vincenzo Brancaleone, professore associato di Farmacologia e Tossicologia presso il Dipartimento di Scienze della Salute dell'Università degli studi della Basilicata e componente del Gruppo di Lavoro di Farmacologia e Tossicologia di Genere della Società Italiana di Farmacologia (SIF).