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Dipartimento di Scienze della Salute

Farmaci e differenze di genere, position paper della SIF. Tra i curatori il prof. Vincenzo Brancaleone

Il prof. Vincenzo Brancaleone, docente del DiSS e componente del Gruppo di Lavoro Società Italiana Farmacologia per la Farmacologia e le Tossicologia di Genere, è tra gli autori del nuovo Position Paper pubblicato dalla Società Italiana di Farmacologia (SIF) su European Journal of Pharmacology dal titolo "Let's consider sex contextualism within sex-aware preclinical pharmacological research".

Gli autori introducono il concetto di sex contextualism, un approccio innovativo che considera il sesso biologico non come una variabile statica ma come un insieme dinamico di fattori biologici (genetici, ormonali, epigenetici e ambientali) in grado di influenzare profondamente l’efficacia e la sicurezza dei trattamenti farmacologici.

Lo studio mette in luce, infatti, il ruolo fondamentale del sesso biologico nella risposta ai farmaci evidenziando anche come, per lungo tempo, la ricerca preclinica si sia basata prevalentemente su modelli maschili (cellule e animali) generando un importante "bias" che limita la trasferibilità dei risultati alla popolazione generale. Per ottenere risultati affidabili è necessario progettare esperimenti che includano sistematicamente entrambi i sessi e che permettano un’analisi statistica adeguata delle differenze.

Il lavoro evidenzia come molte differenze tra maschi e femmine nella risposta allo stress o nei ritmi biologici, ad esempio nel metabolismo dei farmaci, possono determinare variazioni significative negli effetti terapeutici e negli eventi avversi; anche fattori apparentemente secondari come dieta, condizioni di allevamento, modalità di raccolta dei campioni o persino il sesso dello sperimentatore, possono influenzare gli esiti della ricerca. Tuttavia, queste variabili sono ancora insufficientemente considerate negli studi sperimentali.

Il lavoro, ripreso anche da riviste di divulgazione medico-scientifica tra cui quotidianosanità.it, sottolinea, inoltre, come la mancata considerazione del sesso biologico contribuisca alla scarsa riproducibilità di molti studi preclinici e al fallimento nella traduzione dei risultati in ambito clinico.

In conclusione, gli autori evidenziano come integrare sistematicamente la dimensione del sesso nella ricerca farmacologica rappresenti un passaggio cruciale per lo sviluppo di una medicina realmente personalizzata, più efficace e sicura per tutti: ciò richiede non solo un cambiamento culturale nella comunità scientifica, ma anche l’adozione di nuove linee guida e politiche. regolatorie più stringenti.

Pertanto, considerare il sesso come variabile biologica non è un dettaglio metodologico ma una condizione essenziale per migliorare la qualità della ricerca e sviluppare terapie più eque, efficaci e su misura per ogni individuo.